Un poker d’assi della cinematografia parlando della finzione…

Quattro (+ 1) sono i film che hanno uno particolare filo conduttore parallelo. Questa recensione è del tutto fuori dagli schemi e non possiamo neppure parlare di spolier perché sapere come finisce un film non è determinante nell’ambito della fruizione. Non fatevi ossessionare dallo spoiler, l’esistenza non è lineare (Deep Space Nine Emissario parte 1 e 2) e la fine potrebbe essere solo l’inizio. D’altra parte il Dottor Who viaggia nel tempo e la sua compagna River Song viaggia nella direzione opposta. In quale direzione viaggiate voi? In quale direzione ha senso viaggiare?

Per questa recensione atipica ovviamente l’osservatore ha influenzato l’oggetto dell’osservazione in puro stile Heisenberg (Principio d’Indeterminazione – 1927) ma questo poco importa visto che la mia non pretende di essere una ricerca della verità bensì una possibile strada da percorrere.

Sono 4 i film che hanno forgiato il mio “modo di pensare” e “vedere la realtà” nonché di “sperimentarla”.

Film sull’esistenza della realtà e sulla profondità della finzione

Nirvana - Gabriele Salvatores

Jimi e Solo sono i due protagonisti del film di Nirvana, si muovono su livelli differenti e sono specchio l’uno dell’altro. Entrambe vivono in una realtà ripetitiva che non fa altor che ripetersi all’infinito. É arrivato il momento di andare oltre, oltre la finzione, oltre il programma, oltre ciò che ci definisce. Secondo me il punto chiave del film è la memorabile “scena dell’armadio”. Solo porta la prostituta italiana all’armadio dove è possibile vedere la fine del loro mondo, dove si può osservare il codice che lo definisce, che lo racchiude. La prostituta sceglie di non vedere, di non sapere… è una scelta come tante altre… Solo è effettivamente “solo” in questa ricerca. Bisogna interrompere la ripetizione infinita di questo codice…

Il codice è il programma e predispone tutto fin dall’inizio. Qui andrebbe fatta un’ulteriore citazione del film Ex Machina. La scena del film è quella che riguarda il quadro di Pollock. Cito le parole del programmatore di Ex Machina: “La sfida non è agire automaticamente, è trovare un’azione che invece non sia automatica, che sia dipingere o respirare o parlare o scopare … o innamorarsi.”

Mi pongo spesso questa domanda… come andare oltre il programma? Già perché non ci sono dubbi che il programma è tutto intorno a noi. Il programma è la matrice, ci prescinde e noi eseguiamo il suo progetto.

Ci sarebbe da credere che il destino esiste ed è probabile che non possiamo sfuggirgli… solo che non sappiamo qual è.

Matrix - Andy e Larry Wachowski

Il protagonista Neo scopre la finzione della matrice nella quale si trova immerso. Dopo averne compreso il funzionamento del programma e avendo imparato a manipolare il codice finalmente Neo si può permettere il lusso di rientrare nella matrice. Neo nel suo piccolo riesce a controllare e riprogrammare la realtà della matrice a suo piacimento.

Neo impara a conoscere il programma, la chiave è l’apertura mentale e la conoscenza. Questo libera Neo dal dominio della matrice sulla sua vita. Ci riuscirà veramente? Il dibattito rimane aperto anche oltre il terzo film… ci fermiamo qui anche noi.

Sulla finzione del vivere quotidiano

Pleasantville

Lei è una pittrice, vive in un modo grigio piuttosto piccolo, preimpostato dove i “canoni” della normalità riescono ad apparire innaturali e artificiosi. Ma è spesso così che la realtà di palesa intorno a noi. Noi tutti siamo un po’ Bill Johnson, vorremmo andare oltre e siamo inconsciamente consapevoli che oltre la grigia realtà di Pleasantville esiste la possibilità di un mondo a colori. Bill inizia a dare sfogo alla sua vena artistica riscoprendo la possibilità di andare “oltre” la sua mera funzione sociale di “gestore del bar di quatiere”.

Come la madre di Bud che vive una vita da personaggio irreale affermando di aver fatto di tutto per ottenere la “casa giusta” o la “macchina giusta”… “la vita giusta”… Anche se il figlio le risponde che alla fine potremo scoprire che... “nessuno ha stabilito come si deve vivere. Eppure stranamente ci conformiamo ad un programma, o ad un progetto che non è scritto e definito da nessuna parte.

American Beauty

La finzione vissuta su più livelli diversi invece è quella di Lester Burnham e della moglie Barbara. Il primo sente di essere vivo oltre la semplice esecuzione del suo “quotidiano” programma di vita. Soffre per il mancato rapporto con la figlia, soffre per il mancato rapporto con la figlia, sente che la vecchiaia si è impadronita di lui, si rende conto che il palcoscenico della sua vita è tutta una finzione.

Lester tenta un ridicolo atto di ribellione, come solo gli uomini nel clou della crisi dei 40 anni sanno fare… Fumare marijuana, fare sport nel garage di casa ed innamorarsi di una ragazzina appena adolescente. Tutto questo porterà Lester in un imbuto sempre più stretto ed in fine alla morte.

Barbara invece non fa altro che eseguire il suo programma di vita ipocrita, una patina scolorita di finzione grottesca e materialistica priva di amore (non solo per Lester o per la figlia… ma verso la vita stessa).

Lester conclude così…

"Ho sempre saputo che ti passa davanti agli occhi tutta la vita nell'istante prima di morire. Prima di tutto, quell'istante non è affatto un istante: si allunga, per sempre, come un oceano di tempo. Per me, fu... lo starmene sdraiato al campeggio dei boy scout a guardare le stelle cadenti; le foglie gialle, degli aceri che fiancheggiavano la nostra strada; le mani di mia nonna, e come la sua pelle sembrava di carta. E la prima volta che da mio cugino Tony vidi la sua nuovissima Firebird. E Janie, e Janie... e Carolyn. Potrei essere piuttosto incazzato per quello che mi è successo, ma è difficile restare arrabbiati quando c'è tanta bellezza nel mondo. A volte è come se la vedessi tutta insieme, ed è troppa. Il cuore mi si riempie come un palloncino che sta per scoppiare. E poi mi ricordo di rilassarmi, e smetto di cercare di tenermela stretta. E dopo scorre attraverso me come pioggia, e io non posso provare altro che gratitudine, per ogni singolo momento della mia stupida, piccola, vita. Non avete la minima idea di cosa sto parlando, ne sono sicuro, ma non preoccupatevi: un giorno l'avrete."

La lotta alla finzione programmata

Questo è quello che fanno i protagonisti di questi film, tentano di uscire da una finzione pre-programmata. Il desiderio di uscire da una matrice preimpostata li accomuna ma non sempre li porta alla stessa fine.

Un poker d’assi della cinematografia che andrebbero visti insieme come fossero scritti e girati per sbrogliare quel filo aggrovigliato che chiamiamo “realtà”.

Ho l’abitudine di rimodellare la fruizione di questi film e riportarli nella mia vita. Cosa ho riportato nella mia vita? Ben poco visto che per ora sono immerso nella matrice e la mia vita è ben grigia come in Pleasantville, non riesco ad andare oltre il programma predefinito e ripeto costantemente le stesse azioni, ancora non ho compreso il funzionamento della matrice e certamente sono la perfetta rappresentazione del “Leaster” qualunque che non riesce ad andare oltre quello che ha…

A conclusione solo domande…

Quali sono le conseguenze del dell’andare “oltre”? Riscoprire un mondo a colori? Controllare la matrice? Finire per prendersi un colpo di pistola in testa? O interrompere definitivamente il ripetersi del solito programma? Cosa c’è dopo?