Web e realtà… un abisso...

Una delle attività che svolgo più di frequente con i miei clienti è far capire che quando si costruisce e si gestisce un sito web è necessario scrivere una gran quantità di contenuti (articoli, documenti informativi).

Ho iniziato a fare questo già nel 2004 con il sito Aria Sottile, si trattava di un sito dedicato all’escursionismo e alla montagna. Riempivo costantemente il mio sito di articoli in parte perché questi contenuti provenivano dall'esperienza di avventure reali. Il sito cresceva in modo esponenziale proprio perché i contenuti provenivano da momenti realmente vissuti. Il materiale, le argomentazioni erano interessanti e sempre nuove.

Per coloro che svolgono il loro lavoro sul web diventa molto difficile creare contenuti nuovi specie se questo è per noi un lavoro di routine. In particolare esistono numerosi rischi quando si creano contenuti in grande quantità: primo fra tutti riguarda la novità ovvero la probabilità che qualcun altro abbia già realizzato quello che stiamo scrivendo noi. Quando faccio formazione professionale una delle prime cose sulle quali insisto è proprio quella di lavorare sulla creatività. Questa però nn basta infatti un altro rischio di creare contenuti di cattiva qualità riguarda l'approfondimento

Lo "spessore culturale" dei testi che scriviamo rischia di essere veramente esiguo proprio perché questi sono solo il frutto di una speculazione intellettuale priva di approfondimento nel mondo reale. Contenuti privi di contatto con il mondo reale sono in realtà contenuti per così dire... "piatti".

In definitiva non si può, io non ci riesco, sviluppare un sito web o scrivere un libro o creare un progetto se non si hanno esperienze realmente vissute. Certamente ci si può ricamare sopra fronzoli e merletti ma... se il copro solido del nostro testo non è connesso alla realtà sembrerà vuoto. 

Facciamo una valutazione un poco più ampia, dai confini antropologici. Allargando l’orizzonte di questa importante considerazione possiamo dire che la povertà delle esperienze del “mondo virtuale” (web, televisione, lettura…) è molto forte. Se facciamo un confronto con la profondità delle esperienze reali… non abbiamo nessun paragone.

L’entusiasmo che nasce dalle nuove tecnologie non può che essere passeggero benché ancora forte e coinvolgente. Non è difficile scoprire che il mondo del “virtuale” nel quale ormai viviamo costantemente a contatto, è sì abbondante di informazioni ma privo di profondità. Siamo a contatto una sconfinata superficie di informazioni prive complessità e di approfondimento e prive di connessioni reali con il mondo fisico e con la realtà dei fatti e della vita reale.

La fisicità ha una profondità assai superiore rispetto al "mondop virtuale", caratterizzata da odori, da profumi, dalla percezione tridimensionale dello spazio, da rumori, da suoni e rimbombi, degli echi, le tonalità dei colori, dalle luci, la posizione e la forma inaspettata delle ombre. Tutto questo nel mondo del virtuale non esiste ancora, è piatto, superficiale come un foglio di carta velina.

Nel web, nella televisione si è persa il valore dell’esperienza nella sua complessità, nella sua globalità.

Anche per questo non si può creare qualche cosa di nuovo partendo dalla semplice immaginazione. Per stimolare realmente nuova creatività abbiamo una soluzione assai più semplice: la chiave sta unicamente nel vivere concretamente esperienze del mondo reale, del mondo vero e tangibile, della materialità e del contatto. Senza questo non siamo in nessun modo in grado di creare nuova conoscenza. Ne conoscenza nuova rispetto a qualcun altro e neppure nuova conoscenza per noi stessi.

E’ fondamentale, al di là del web, della televisione, della lettura, vivere qualcosa di “reale”, muoversi, uscire, distaccarsi dalla virtualità che ci rende banali e vuoti e perfettamente omologati.

Il mio pensiero corre veloce verso i miei figli, verso le nuove generazioni, che in quanto nativi digitali hanno una vita dominata dai dispositivi elettronici, dall'informatica, dai telefonini, dai televisori smart. Tutta questa tecnologia impoverisce le loro vite e le nostre.

Vivere costantemente a contatto con tutta questa informatica, informazione, virtualità sta riducendo lo spessore delle nostre esperienze. E’ come se tutto fosse un po’ più sbiadito, scialbo, insipido. D'altra parte si parla già di "analfabetismo emotivo" dove l'aspetto emozionale e sentimentale della conoscenza non ha più alcun valore (o poco).

I giovani, specie in occidente, hanno perso il contatto con il vivere fisico. Non sanno più cosa significa sbucciarsi le ginocchia cadendo in terra, il freddo sulle mani o l’odore delle foglie di un parco, l’erba sotto i piedi.

Tutto questo per me è molto triste è vero ma... tutto questo ci dà anche l'opportunità di cambiare il nostro rapporto con la tecnologia e ripensare completamente il nostro modo di utilizzare la teconologia, telefonini, televisori, e perché no anche i libri… che in definitiva sono solo strumenti.

Dovremmo ricordare che il nostro vero obiettivo rimane quello di imparare a vivere... a vivere con intensità.