Slacktivism o Pimp-Up My Face?

Questa è una nuova moda! Come la vogliamo chiamare? Slacktivism o pimp-up my face, Je Suis un Cretin come ironizzava Crozza qualche tempo fa... ?

Per sostenere una causa o mostrare solidarietà si prende l’abitudine a colorare la paccia la faccia di un profilo social con i colori di una bandiera o con il simbolo di una determinata “causa”.

Tanto è diventata un’abitudine popolare che subito le grandi aziende ne hanno fiutato l’opportunità di crearne una finzionatià. Una funzionalità che è stata introdotta in particolar modo da alcuni social... uno preso a caso Facebook che serve appunto per colorare in automatico la propria fotografia di profilo con la bandierina del momento.

Qualcuno l’ha etichettata sotto il nome di “slacktivism” un neologismo inglese che indica un “attivismo” da poltrona, un impegno politico da indolenti, da superficiali.

In effetti la sensazione fin da subito è stata questa… un modo poco impegnativo per dire… ok si dai sono dispiaciuto… ma visto che ci siamo ti va una pizza stasera?

Nuove funzionalità di questo genere sui grandi social media sembrano piuttosto un modo per tastare il polso della popolazione su determinati argomenti e vederne la reazione emotiva?

Di dietrologia ne possiamo fare tanta certo è che l'ultimo terribile evento avventuro a Parigi ci ha messo tutti di fronte a grandi temi: come appunto quello della perdita della nostra sicurezza individuale. E’ chiaro a tutti ora che quando camminiamo in una normalissima strada come Parigi, New York, Bruxelles o Roma o stiamo prendendo un caffè al bar, non siamo più sicuri.

Nei giorni seguenti gli atti terroristici di Parigi sollevai un vespaio postando questo poemetto triste e surreale:

 

“IO OCCIDENTALE

DALLA SIRIA PRENDO IL PETROLIO

DALLA LIBRIA PRENDO IL GAS

DALL'AFRICA PENDO I DIAMANTI E L'ORO

DALL'ARGENTINA PRENDO LE BISTECCHE

DALLA COLOMBIA LA COCAINA

DALL'INDONESIA PRENDO L'OLIO DI PALAMA

DALL'AMAZZONIA PRENDO IL LEGNAME

DALL'AFRICA PRENDO IL CACAO

DALL'INDIA PRENDO IL THÉ E IL RISO

DAL CILE PRENDO L'UVA

DALLA COREA PRENDO I CELLULARI

DALLE FILIPPINE PRENDO LE BANANE....

BEH! SE QUALCUNO SI INCAZZA SARA' PURE NORMALE...

IO OCCIDENTALE NON HO LA COSCIENZA PULITA!

MA NON MI DIPINGO IL VISO CON NESSUNA BANDIERA FRANCESE

NON MI SENTO CHARLIE HEBDO

MI TENGO LE MIE COLPE E PAGO IL PREZZO DI QUELLO CHE STO FACENDO A QUESTO CAZZO DI PIANETA"

 

La verità è sempre la solita ed è molto semplice. Quella che i biologi hanno individuato da tempo. Se metti 4 topi in una scatola tutto va bene, le dinamiche sociali dei topi non vano oltre le semplice schermaglie ma in definitiva trovano i loro equilibri. Se nella stessa scatola ne metti 10 si comincia a respirare un certo nervosismo e le schermaglie diventano attacchi e piccoli combattimenti. Se ne metti 50 o 100 nella scatola succede si scatena una vera e propria isteria di massa.

Noi esseri umani, nonostante la nostra struttura sociale, le sovrastrutture morali non siamo esenti a queste logiche. Siamo diventati molti e la scatola non cambia, anzi è sempre la stessa, e addirittura le risorse sempre più scarse. In definitiva, noi tutti insieme, su questo pianeta, ci cominciamo a stare sempre più stretti.

Perché non mi dipingo la faccia con la bandierina di qualche paese? Perché credo che dipingersi la faccia, qualunque coloro esso sia, dicendo che noi siamo i buoni e loro sono i cattivi è un modo intellettualmente scorretto di vedere le cose. Un farsa da baracconi dell’ottocento.

Con questo non voglio dire che è bello andare in giro a sparare alla gente. Dico solo che siamo buffi e ridicoli quando ci dipingiamo la faccia con la bandierina andando a dire siamo noi i buoni e loro i cattivi.

Sono i numeri che lo dicono. 20% della popolazione mondiale possiede e sfrutta l’80% della ricchezza mondiale. Se questo non vi basta allora oltre che ipocriti siete anche ciechi.

Ma c’è qualcosa di più… la rete e la grande tecnologia sta cambiando le regole del gioco.

La sensazione di massima è quella che noi veniamo costantemente manipolati come delle marionette. Le bandierine sui social ci permettono di pulirci la coscienza, e ci evitano di pensare. In definitiva  abbiamo semplicemente perso la nostra capacità critica.

Tutti quanti ci siamo messi la bandiera francese in faccia Pimp-up my face per far sapere al mondo, agli altri agli amici che ci sentivamo colpiti dagli eventi di Parigi … ma come non esserlo d'altra parte… c’era forse bisogno di dirlo?

A nessuno verrebbe in mente di giustificare di perdonare o di avallare le sparatorie di Parigi. Ma non possiamo pensare che siano atti senza motivo. Quando il 20% dell’umanità possiede 80% della ricchezza mondiale (e forse è anche di più) non ci si può aspettare che il restante della popolazione mondiale rimanga a guardare. Ci dobbiamo aspettare piuttosto una reazione e che quella reazione sarà il prezzo per aver chiuso gli occhi tutto questo tempo.

In modo provocatorio ogni tanto propongo di “spegnere” i termosifoni, non fare benzina, spegnere le luci di casa… forse la violenza cesserà per un istante...

La verità è che nessuno di noi ha la benché minima intenzione di gelare di freddo durante l’inverno. Siamo tutti portati istintivamente a ragionare in termini di sopravvivenza e comodità.

Così continuiamo a prendere il petrolio dalla Siria, il  gas dalla LIbia, i le bistecche dall’Agentina… a prezzi sempre più stracciati… e per poterli avere con i prezzi che decidiamo noi manderemo arereoplanini, carrarmatini, bombettine ed altre amenità belliche.

Non mi sento Parigino, non mi sento Charlie Hebdo, non sono Siriano, non sono Afgano, non sono Palestinese, non sono Israeliano. Sono quello che sono… un cazzo di italiano piccolo piccolo chiuso nella sua calda casetta d’inverno, nel suo bel giardino con piscina d’estate e non ho aiutato nessuno in vita mia… per questo non mi dipingo la faccia coi colori del bene e della giustizia… non ne ho diritto.


Se smettessimo per un istante di fare gli ipocriti forse, solo in quel caso riusciremmo a vedere anche le nostre colpe e allora sarebbe lecito piangere i nostri morti perché in quel caso piangeremmo anche le nostre stesse colpe.

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