Cittadini e nuove tecnologie

Leggendo il rapporto ISTAT del dicembre 2014 nell’ambito del progetto di rilevazione ”Uso del tempo e delle tecnologie dell’informazione” leggiamo dei dati interessanti.
Il primo dato interessante riguarda la diffusione dei computer nelle famiglie con almeno un minorenne: 87,1% possiede un personal computer e di queste 89% ha un accesso Internet da casa.

Di contro sono gli anziani ultrasessantacinquenni che si rivelano più esposti all’analfabetismo informatico solo il 17,8% possiede un PC e di questi solo il 16% ha una connessione per navigare sulla rete.
Questo starebbe ad indicare che la richiesta di accesso ad internet provenga dalle fasce di cittadini più giovani che trovano in internet una risposta alle loro esigenze informative e di comunicazione.

Dal 2012 e nel corso del 2013 questi dati sono andati crescendo fino ai valori attuali, come era giustamente prevedibile una tendenza ad inserire nel proprio paniere di spesa servizi di accesso alla rete.

Devo dire che se da un lato crescono le quote di utenti che accedono a siti della Pubblica Amministrazione e crescono anche gli utenti che effettuano acquisti su siti di e-commerce risulta poco indicativo sulla qualità dell’utilizzo che l’utente fa del mezzo informatico.
In realtà quello che ho potuto capire durante i corsi di formazione informatica per bambini, adulti e anziani è che spesso possedere un accesso ad internet o essere in grado di effettuare un acquisto non significa necessariamente possedere delle abilità informatiche.

Prima di tutto l’utente non è pienamente in grado di discriminare riguardo alle informazioni che recupera dal web. Questa mancanza di capacità critica lo rende maggiormente esposto a pericoli di ogni genere. Gli utenti sono consapevoli però di essere vulnerabili rispetto alle informazioni e ai servizi presenti sulla rete per questo ne fanno un uso basilare molto ridotto.
In secondo luogo gli utenti pur essendo in grado di acquistare on-line, inviare posta elettronica o recuperare informazioni utili dalla rete, sono ancora poco produttivi. Di fatto l’utente oggi è solo un consumatore.

Possedere un computer (o un qualsiasi dispositivo elettronico) capace di accedere ad internet significa in definitiva solo la possibilità di risolvere piccoli e contestuali problemi della quotidianità senza mai poter andare oltre le due o tre banali operazioni di consultazione e acquisto.
Quindi se da un lato possiamo considerare i dati del 2014 positivi dall’altro non possiamo pensare che questo corrisponda ad un miglioramento culturale e formativo della popolazioni.

Sempre nel corso della mia esperienza di formatore informatico ho rilevato che molti utenti erano in grado di accedere ai servizi del web (vedi Facebook o Google Search) utilizzando un dispositivo mobile (Smartphone, tablet o phablet) ma non erano per nulla in grado di utilizzare con lo stesso grado di agilità un computer di tipo Desktop o Portatile.

Il panorama dell’analfabetismo informatico è variegato e da un lato riguarda utenti con problemi di tipo “propriocettivo” ovvero incapacità di relazionarsi fisicamente con il dispositivo, e dall’altro lato riguarda l’incapacità di produrre alcunché utilizzando i programmi disponibili all’interno del proprio PC.
Il ruolo della scuola pubblica è ancora latitante, le scuole si adeguano lentamente e gli insegnanti faticano a crescere professionalmente per poter offrire ai propri studenti nuove conoscenze e nuove prospettive di apprendimento.

Le scuole private di informatica (strutture che svolgono corsi certificati), dall’altro lato sembrano concentrarsi prevalentemente (se non in modo esclusivo) nella formazione specialistica di tecnici capaci di operare con linguaggi di programmazione complessa.
In conclusione si sta creando un divario estremamente ampio fra tecnici professionisti (i programmatori altamente specializzati) e i consumatori (cittadini non formati) un divario potenzialmente pericoloso.