Vivere in città: ci vuole coraggio

Per vivere in città esistono due possibilità: o nasci e vivi inconsapevole, insensibile, incosciente della città che ti circonda oppure cresci con coraggio.

Nel primo caso bisogna vivere inconsapevoli del fatto che ci sia la spazzatura ovunque, che l'aria è invasa dalla puzza, le strade intasate dal traffico o che semplicemente maggior civiltà non significa miglioramento della qualità della vita. Si deve ignorare che perdiamo continuamente il nostro tempo nelle code, nel traffico, nel fare cose che spesso non hanno alcuna utilitià.

Nel secondo caso avere coraggio significa imparare a sostenere lo sguardo su tutto questo, resistere al disgusto, alla sofferenza, alla nausea che lo sguardo attento sulla città può provocarti. Se sostieni lo sguardo sui liquami che escono dai cassonetti, se sostieni lo sguardo sul degrado, sulla confusione, sulla mercificazione di qualsiasi cosa non può che scaturirne sofferenza, tristezza.

Cosa è meglio scegliere? Meglio essere coraggiosi o inconsapevoli?

Ma noi possiamo davvero scegliere o le cose della vita ci capitano e siamo maledettamente incastrati nella vita che ci ritroviamo? Coraggio ed incoscienza sono solo due maschere dello stesso teatrino? Ciascuno recita la propria parte?

Non ci è chiesto di fare scelte sulla base di principi ideali (l'amore, la giustizia) che sono concetti troppo complessi da comprendere. Più facile se la scelta deve ponderare la convenienza di fatti concreti (la salute del corpo, la salute della mente).

Se la città puzza cosa preferisci? L'odore nauseabondo che penetra nel tuo naso, l'odore delle fogne e dei ratti che vi sguazzano o il profumo di un bosco?

Se nelle città bruciano i cassonetti della spazzatura, scegli la diossina nei polmoni o la fuga?

Se nelle città si soffoca per lo smog sceglieresti di inalare il pulviscolo di piombo cancerogeno?

Allora non possiamo più dire che non siamo in grado di fare scelte. La scelta è semplice, forse meno metterla in pratica, ma la scelta di per se è semplice. Se poi decidiamo di non metterla in pratica è perché siamo dei vigliacchi. Ecco cosa siamo.

Non vorrei, anzi non riuscirei mai a vivere in una palazzo di 10 piani inscatolato con altre 100 persone che litigano, che urlano, che si fanno dispetti reciproci, che si ignorano.

Qualcuno mi dovrebbe spiegare perché dovrei scegliere di vivere in città. Perché poi posso andare al teatro, forse? Quel bel teatro rionale ormai scrostato e pieno di muffe?

Cosa posso fare in città? Che cosa, della città, può davvero cambiarmi la vita?

Poso andare al cinema o all'ufficio postale … quale ufficio postale? Quello che non funziona?

Oppure posso avere un ospedale vicino casa... anche quello... che non funziona più.

Cos'è che mi dovrebbe spingere a vivere in città? Si ta forse meglio?

Vivere in città per la possibilità di vivere una vita mondana che non c'è o che comunque si fonda su relazioni superficiali e senza valore?

Una vita in città tutta protesa all'acquisto di vestiti eleganti, di scarpe (quante scarpe inutili abbiamo negli armadi), di caffé in quel tal locale trendy dell'ultimo minuto? In città per trascorrere una vita fatta di soli finger food, spriz e Aperol soda?

Cos'è che mi dovrebbe spingere ad una vita di benessere superficiale?

E' roba da giornaletti di Gossip, una vita che non esiste, forse solo riservata ad una elite televisiva, di gente da copertina patinata, lacchè di una politica in degrado, servette, mignottine e coglionetti col cellulare e l'auto coupé.

Aspirare alla vita in città, sceglierla non ha senso perché poi nella realtà tutti quanti, noi popolo della maggioranza alla fine facciamo parte di quelli che vivono in quattro pareti di cemento e che per andare un paio di volte a Sharm El Sheik dobbiamo risparmiare cinque anni di lavoro.

Non ha senso scegliere di adeguarsi al modello lavora-mangia-dormi. Non ha senso.

Non c'è un giusto rapporto fra il tempo speso per stare al gioco e il beneficio che se ne trae.

Passiamo il tempo chiusi nel traffico a lamentarci che è aumentata la benzina. Lo smog che ci entra nei polmoni in quei maledetti quarantacinque minuti che servono per percorrere due chilometri di strada.

Passiamo il tempo davanti alla televisione lamentandoci che la politica non fa niente per cambiare il mondo, e mai e poi mai alzeremmo il culo dal divano per partecipare ad un comitato di quartiere.

Passiamo il tempo al cellulare mentre le onde corte (microonde) delle antenne rompono allegramente i filamenti del nostro DNA.

Umani cavalieri della contraddizzione.

E' un non-sense fare una scelta che non migliora affatto la qualità della nostra vita.

E poi quando apriamo gli occhi con rammaricato fatalismo finiamo per dire... eddai ormai la scelta è stata fatta, che vuoi che faccia, non posso mica andare a vivere in campagna….

Noi non siamo stati in grado di liberare noi stessi, non siamo stati in grado di immaginare una vita diversa da come ci è stata propianta con modelli televisivi, con modelli da giornali d'alta moda per galline deficenti.

Sono solo icone che assurgo a schemi e modelli e li ripetiamo come pecore che seguono l'andamento generale del gregge.

Come quel modello di “famigliola felice” che si concede 30 minuti di colazione con succo d'arancia e cornetti, parla felicemente prima di andare a lavoro e a scuola... questo modello questa famiglia non esistono. No non esistono. Sono costruzioni per fiction all'americana, sono icone pubblicitarie impossibili.

Noi usciamo di casa con un caffé bevuto sulla soglia della porta. A malapena salutiamo i figli, alcune volte nel corridoio ci capita di incontrare lo sguardo della nostra compagna... e così ogni giorno, per mesi interi, accatastando anni uno sull'altro.

Noi corriamo sempre sul filo del ritardo per portare i figli a scuola. E arriviamo tardi al lavoro per perché abbaiamo mancato il treno, la metro, il bus.

Riguardo al fatto che non siamo in grado di creare una nostra “esistenza peculiare”, “tutta nostra”, “tutta specifica” che parli di noi... questo non è un pensiero complottista.

Non c'è nessun complotto, non c'è un'organizzazione oscura che ci manovra, che sta li ad architettare come levarci la libertà.

La verità è molto più semplice è che siamo proprio noi a comportarci in modo assurdo.

Facciamo queste scelte perché così è più facile. Non siamo dissimili dalle pecore.

Come animali sociali vogliamo sentire rassicurati di appartenere alla società, al gruppo e per fare questo ripetiamo i modelli.

A noi, in fin dei conti, fa piacere di stare contornati dai nostri simili. E non ce ne frega niente che domani ci verrà il cancro ai polmoni perché siamo stati 45 minuti chiusi nel traffico ogni giorno , due volte al giorno, per mesi interi, e anni e anni.... Diamo in cambio una vita per questo: per una scelta facile.

E' relativo, il pericolo, la qualità della vita, la ricerca del senso. Non siamo affatto spaventati che i coloranti fanno male, che il paracetamolo si accumula nel fegato per portarci all'altro mondo. Che importa, ci viene una piccola febbre da raffreddore autunnale e via giù di paracetamolo.

E' tutto un teatrino che noi vogliamo seguire per il semplice motivo che abbiamo bisogno di sentirci rassicurati di appartenere al sistema.

Certo perché una vita in cui scegli di non prendere il paracetamolo è una scelta difficile. Devi scegliere di soffrire un poco, tenerti la febbre, magari andare al lavoro completamente rimbambito.

No, niente scelte difficili, noi vogliamo sentirci rassicurati nel seguire le mode.

E' come il discorso della costruzione delle città.

Le città alveare, tutte di cemento, dove non c'è spazio per i giardini, dove non c'è spazio per i bambini, dove tutti gli appartamenti sono uguali.

Oh gli appartamenti sono uguali anche dentro. I nostri mobili sono tutti uguali, perché sono tutti i mobili di IKEA, con quello stile asettico, insulso, omologato. Noi non riusciamo minimamente a ideare per noi stessi un modello di vita differente, con delle scelte nuove, personali. Noi non siamo affatto creativi, noi non riusciamo a creare stili di vita svincolati dalle mode.

E' per questo che poi falliscono le piccole case produttrici di mobili: è perché tutti ci siamo rivolti in modo omogeneo e globale, nello stesso modo, allo stesso venditore di mobili, siamo tutti andati allo stesso grande distributore, siamo andati tutti a comprare lo stesso divano, lo stesso identico armadio. E poi rimaniamo stupiti che l'artigianato locale fallisce e la società perde risorse incredibili e straordinarie.

Tutti abbiamo la stessa cucina, lo stesso set di piatti.

Ma Dio Santo! Con tutte le infinite possibilità della creatività italiana, che la ceramica manca poco che l'abbiamo inventata noi, con le infinite possibilità di scelta. Abbiamo finito per comprare piatti, bicchieri e tovaglie industriali privi di storia, privi di stile, privi di ogni elaborazione umana intellettualmente rilevante.

Tutti abbiamo comprato gli stessi arredi, gli stessi mobili, gli stessi decori.

Dove sono finite, le infinite tonalità dei tessuti, dei colori, le infinite lavorazioni del legno, le lavorazioni manifatturiere, dove sono finite? Abbiamo scelto di risparmiare, di omologarci, di semplificare.

Ma la domanda, quasi rimane senza risposta. Perché?

Ancora uno sguardo sulla città...

Non ho ancora perso la capacità di stupirmi. Mi commuovo ancora tutte le sere quando vedo il rosso del tramonto, cerco i primi raggi del sole la mattina presto e aspetto che la nuvola si scansi per lasciar passare la luce.

Poi mi guardo intorno e non posso evitare di fare un bel censimento delle cose che vedo e che ancora una volta trovo spaventose:

Mentre guido la macchina per andare al lavoro... di sfuggita vedo un armadietto di metallo arrugginito, la porticina è sventrata, si intravedono i tubi del gas, un cerchione in mezzo alla strada, nessuno spazza le strade ora sono piene di aghi di pino che già riempiono i tombini.

Poi affino lo sguardo, l'occhio si stringe, vedo spazzatura ovunque, non è un miraggio è la mia città. Non è una città qualunque è Roma.

Ma continua la mia recensione di cose orrende, le erbe che crescono sui marciapiedi

crescono poi si seccano e divelgono l'asfalto, poi si seccano e alla prossima stagione cresceranno più forti. Nessuno se ne cura. Nessuno si cura di niente.

Sul bordo della strada c'è l'invasione de mozziconi di sigaretta, ci vorranno secoli perché la natura le distrugga, carte ovunque, le bottiglie di plastica fra le piante di rododendro, un pezzo di plastica senza senso, un pezzo di pneumatico, qualche bullone e buste di ogni tipo.

E poi vedo ovunque cassonetti mezzi rotti. Molti hanno intorno il loro bel mucchietto di spazzatura.

Ma perché tutta la spazzatura è fuori...????

L'altro giorno vedo il cassonetto della spazzatura e un mare di buste di fuori.

Aeeeh! Lo so com'è la burocrazia dell'amministrazione pubblica, della raccolta rifiuti. E' come un processo produttivo, lo è sotto il profilo procedurale ed economico. Il camion arriva, svuota il cassonetto che era già stracolmo di rifiuti. Qualcuno ha posato la spazzatura accanto, il camion si limita a ribaltare il carico di rifiuti nel cassonetto e riparte, vola via lasciando la spazzatura di fuori. Oooo noooo il ragazzo del camion non può scendere!!! Nooo.... deve passare oltre.

Fra 24 ore passeranno gli spazzini che sposteranno i rifiuti nel cassonetto. Intanto la spazzatura verrà aperta dai cani randagi, dai gatti di strada, dai topi... e le buste si apriranno e i marciapiedi diventeranno neri e appiccicosi di materiali organici liquefatti....

E nel frattempo? E nel frattempo la bruttura, l'odore e la sporcizia.

La burocrazia crea la bruttura ma... ma la colpa è di tutti, del camionista che per contratto non scende dal camion, colpa del cittadino che lascia la spazzatura accanto, di tutti tutti quanti....

E poi il cittadino avrà anche di che lamentarsi... ehhhh ma voi, della nettezza urbana, non svuotate abbastanza spesso il cassonetto. E' un impiccio di burocrazia, di contratti, di procedure, di cittadini lamentosi, di pigrizie, di clausole, di uno stato che non riesce più a controllare tutto....

Le città sono troppo grandi, troppo complesse da controllare. Come si potrebbe, d'altra parte....

Il semaforo rosso mi fa aspettare, il mio sguardo impietoso, oggi più coraggioso del solito continua la disamina meticolosa....

Gli adesivi attaccati sul guard rail... che ci stanno a fare! Leggo: compro oro, vetri auto riparazione sostituzione, vuoi educare il tuo cane a casa tua?

Mi ripeto mentalmente: “Educare il tuo cane?” Educare a cosa? Ad essere civilizzato e poi tu attacchi adesivi sul guard rail, sui cassonetti della spazzatura, sui pali della luce. Ma che paradosso assurdo.

Qualcuno ti propone di educare il cane poi inquina la città sotto il profilo estetico e visivo e chissà cos'altro...

E' un'assurdità!

Tutto questo nasconde una sola semplice orrenda verità ovvero che tutto questo accade perché tutti pensiamo a fare soldi, a fare affari, il nostro obiettivo è far funzionare la nostra piccola importantissima azienda.

Si finisce per pubblicizzare dei “valori morali” (come l'educazione del cane... ammesso che ne abbia bisogno) valori che solo la tua azienda può dare... Si racconta di come si è bravi, professionali, puliti, corretti, onesti, ecologici... e poi? E poi alla fine finisci per inquinare il mondo come o peggio degli altri. Si finisce per contraddire completamente i propri valori.

Qualcuno potrebbe contestare che sono molto critico, che la mia critica è estremista.

No io non voglio essere collocato in un'area della conoscenza (estremista? Realista? Nichilista) Ma che vuol dire … Io mi soffermo a guardare intorno a me e mi sconvolgo.

Li immagino i più fatalisti … - Ma dai... non è possibile cosa faresti tu... dai anche tu per la tua azienda, attaccheresti qualche adesivo sui cassonetti, alle fermate dell'autobus, … insomma è solo per guadagnarsi da vivere. Non c'è niente di male!

No questa indolenza non mi piace affatto, questo fatalismo vagamente realistico non mi conviene. Perché a forza di fatalismo la realtà ci resta indifferente e poi alla fine ci ritroviamo a criticare i nostri stessi comportamenti. Ci lamentiamo che nessuno pulisce le strade, che nessuno svuota i cassonetti...

Animale di un essere umano... maledizione....non ricordi? Tu stesso hai attaccato l'adesivo sul guard rail e sul palo della luce. Hai disperso volantini per le strade, i marciapiedi ne sono ancora pieni. L'oceano pacifico è pieno di bottiglie di plastica. Sei un mascalzone, umano, sei maledettamente disonesto. Disonesto intellettualmente, specie con te stesso perché troppo speso non ricordi dei disastri che hai commesso.

Oddio, ora ricordo.... non è vero che l'umano è un essere coerente.

No affatto coerente.