Brutte abitudini quotidiane

Il grande cambiamento sembra essere avvenuto nel 2007, con la presentazione del primo IPhone di Apple. E’ un momento di svolta nella storia in cui i dispositivi elettronici con alta capacità di calcolo passano dalla scrivania direttamente nelle mani dei loro utilizzatori. Si portano ovunque e ovunque hanno la connettività alla rete. E la cosa straordinaria è che non c’è neppure bisogno di un manuale di istruzione. Un telefono smartphone si può utilizzare senza alcun tipo di conoscenza informatica, senza aver seguito neppure un corso.

Abbiamo assistito alla nascita degli smartphone come fosse il solito prodotto qualunque del mercato dell’elettronica eppure questo sta rappresentando per l’essere umano un momento di svolta epocale. L’introduzione degli smartphone nella nostra vita quotidiana è ancora tutto da sperimentare, comprendere e gli effetti sono ancora da valutare.

Senza neanche accorgersene in appena 10 anni siamo riusciti a far entrare il mondo digitale nelle nostre vite. Ma come sono cambiate le abitudini e gli stili di vita in conseguenza dell’uso dei nuovi dispositivi smartphone?

Non ci sono dubbi che spendiamo una gran parte del nostro tempo online cercando informazioni tramite computer di tipo desktop, portatili ed ormai (le statistiche lo dimostrano) attraverso gli smartphone. Questo tempo trascorso in rete è collegato a vari contesti: al lavoro, allo studio, ai momenti di riposo e relax, ed anche prima di dormire e quando siamo al bagno.

Perché siamo sempre online? Perché abbiamo costantemente in mano dispositivi elettronici?

Siamo connessi per ricercare informazioni utili per il nostro lavoro, siamo connessi per fare shopping online, siamo connessi per comunicare con persone lontane ma anche vicine. Facciamo foto intorno a noi, scattiamo “selfie”, trascorriamo del tempo di divertimento e goliardia testando applicazioni di intrattenimento.

Sembra che non esista più un momento della nostra vita in cui non siamo connessi o utilizziamo un dispositivo digitale.

Meccanismo della “ricompensa dopaminica”

Sembrerebbe che attraverso i dispositivi digitali si inneschi il meccanismo della “ricompensa dopaminica”, un meccanismo biologico che ci rende schiavi di abitudini “momentaneamente piacevoli”.

Ogni volta che utilizziamo un dispositivo digitale ad esempio con applicazioni di messaggistica istantanea (Facebook Messenger o WhatApp) e riceviamo una risposta da un nostro corrispondente il nostro cervello produce un neurotrasmettitore noto come “dopamina”. Una cosa simile accade sia nelle interazioni con i “social media” sia con il “gioco d’azzardo online”, la fruizione del “porno online” e tutte le altre dipendenze da eccesso di utilizzo di Internet.

Per dare una spiegazione con parole semplici la dopamina è un neuro ormone che favorisce la trasmissione del piacere, aumenta la pressione sanguigna e accelera i battiti cardiaci.

In buona sostanza quando il nostro cervello, a seguito di uno stimolo proveniente da un dispositivo digitale, produce dopamina questo ci fornisce la sensazione di una ricompensa piacevole. Una ricompensa che istintivamente tenderemo a ricercare le volte successive.

La realtà è che questo è un meccanismo che provoca dipendenza nella stessa misura in cui lo provocano il fumo, l’assunzione di alcool e il gioco d’azzardo.

Ecco per quale motivo l’utilizzo degli smartphone hanno così grande successo, fanno leva su un meccanismo biologico che fa funzionare il nostro cervello, influisce sul nostro comportamento ed incide sulle nostre modalità di apprendimento e di pensiero…

Sono molte le evidenze scientifiche che testimoniano come il meccanismo delle dipendenze e la ricerca ricompensa dopaminica rappresenti un problema piuttosto grave.

La cosa interessante è che, nell’utilizzo dei dispositivi digitali, noi crediamo di essere liberi di scegliere ma in realtà siamo solo dipendenti da un meccanismo perverso che ci induce costantemente a ricercare una ricompensa dopaminica.

Cosa abbiamo perso?

Cosa si è perso con l’introduzione della dei dispositivi digitali nelle nostre vite? Certamente il contatto con la realtà ed in parte il controllo su di essa.

  • Siamo al ristorante e fotografiamo il nostro cibo;
  • Siamo in vacanza e ci scattiamo un selfie;
  • Siamo a cena con il nostro partner chattiamo con l’amante;
  • Siamo al letto, guardiamo le foto di posti esotici e vorremmo essere in vacanza;
  • I video giochi ci forniscono l’oblio dai problemi quotidiani

Di fatto si è perso il contatto con il mondo reale, il la materia, con le sensazioni del tatto, con la percezione del mondo tridimensionale. Nelle relazioni abbiamo perso il dialogo, la capacità di mediazione nei rapporti interpersonali. Stiamo perdendo l’empatia, la compassione e la capacità di comprendere le emozioni propri e altrui.

Abbiamo scambiato il “piacere” e la falsa “felicità” che discende dal benessere di una ricompensa dopaminica con quella che è la soddisfazione di una vita “piena”.

Siamo ad un punto di svolta nel quale sarà capire come evitare di cadere in una meccanismo-trappola che ci controlla e che ci rende più facilmente “etero-diretti” e meno consapevoli del nostro agire.