La verità sulle startup e le nuove imprese

Sembra di assistere ad uno specie di show televisivo dove il predicatore fa discendere l’illuminazione divina sui suoi ascoltatori. Con la faccia un poco inebetita assistiamo allo spettacolo come se questo potesse realmente incidere sulle nostre vite: e lo fa…
Incide tanto che rimaniamo inebetiti di fronte allo spettacolo in una sospensione dell’incredulità tale che tutto può sembrarci reale: e non lo è.

Riviste come come predicatori di evangelici del neocapitalismo

Ci sono riviste che nelle edicole si trovano in grande quantità e che usano lo stesso linguaggio, le stesse tecniche mentali facendo le stesse promesse dei predicatori evangelici.

Le riconosci subito, hanno titoli roboanti, titoli e sottotitoli che fanno sembrare tutto straordinario, tutto è meraviglioso, tutto possibile. Le promesse di successo e di ricchezza non hanno limiti.

Ho preso l'abitudine di acquistarne alcune ogni tanto giusto per vedere che cosa succede nel mondo. Si parla di nuovi modelli economici, nuovi modi di fare business, nuovi modi di pensare e di far diventare i propri sogni realtà.

La promessa della conoscenza

Ed in effetti nel mondo di cose ne succedono tantissime tante che non riusciamo a impararle tutte. Thomas Friedman nel suo libro “Grazie per essere arrivato tardi” ci ha lasciati tutti scioccati affermando che la quantità di conoscenza che viene generata ogni giorno, la quantità di tecnologia che viene creata ogni giorno è diventata per il singolo individuo ingestibile. Lo stress che proviamo tutti quanti dipende dal fatto che non riusciamo più a stare appresso all'innovazione (e alla conoscenza). Per quanto ci possiamo sforzare qualcosa rimane sempre indietro. E se prima era prioritario pensare alla formazione costante del lavoratore e dell’individuo anche questo nell’arco di 10 anni (2007-2017) anche questo non ha più valore.

E se nella vita qualcosa non ti è andato nel migliore dei modi e se per guadagnarti da vivere devi lavorare anche di notte vuol dire che la realtà è un po' diversa. Ti sei specializzato, hai coltivato una nicchia, ti sei formato, hai seguito i meravigliosi precetti dei predicatori evangelici del neocapitalismo. Eppure la realtà è molto diversa. È diversa soprattutto se scopri che non sei solo in questa lotta quotidiana che tanti altri fanno come te.

Compri una rivista tra tante, una qualsiasi: compri Millionaire. Sulla copertina ti fai catturare lo sguardo dal titolo: “30 idee brillanti per fare impresa”. Beh in effetti la copertina è accattivante.
Porti la rivista in ufficio te la leggi comodamente seduto su una poltrona, la leggi una volta, poi la rileggi e poi cominci a leggerla con sguardo critico e ti rendi conto che quello di cui si parla è tutto veramente meraviglioso ma in definitiva poco applicabile.
Tutto questo sembra proprio una promessa di paradiso, quella di questi predicatori: le idee possono essere brillanti ed innovative qualcuno ha perfino aperto un ristorante dove ti servono solo cibi a base di avocado? Che durata può avere un locale del genere. Dopo che si è consumato l’entusiasmo iniziale quale futuro può garantire un ristorante di questo tipo?

La verità sulle startup e le nuove imprese

La verità è che a prescindere dall’idea per portarla avanti ci vorranno competenze, capacità, cultura, ed una smodata voglia di farcela: e non sempre tutto questo sarà sufficiente.

Tutto questo nelle riviste non ti viene mai spiegato. Ottimi predicatori dal linguaggio forbito ti fanno sembrare che tutto sia molto semplice basta un'idea brillante e diventi ricco. Non è affatto così. La realtà è chiaramente molto diversa. Sono numerose le imprese che aprono e altrettanto numerose le imprese che chiudono e quelle che ce la fanno sono poche.

Nella realtà in Italia chiudono circa 142.000 imprese l’anno ovvero 390 imprese al giorno.

Come la storia delle Startup che per partire investono capitali, tempo e risorse per lanciare idee strabilianti che nell’arco di pochi mesi vengono dimenticate.
Lo sanno tutti ormai che 9 startup su 10 falliscono, inutile menare il can per l’aia… la realtà è questa.

La verità è che la moda delle startup ha messo in modo capitali monetari e tutto il settore dei finanziamenti. Le banche si sono sfregate le manine perché questo ha portato altri soldi nelle loro casse, tutto questo a spese di chi già in partenza aveva pochi soldi da investire. Dietro ad ogni grande moda c’è l’interesse economico di qualcuno pronto a specularci. Non ci sono dubbi.

In conclusione questo genere di riviste somiglia tanto a quello che sono i “motivatori”. Continuiamo a leggerle perché ci danno la carica di cui abbiamo bisogno per fare quello sforzo in più per andare avanti. Ti dicono che ce la puoi fare, che sei un grande e non devi ascoltare chi ti dice che non ce la farai mai. Ti dicono che devi credere in te stesso che ti basta un po’ di organizzazione ed imparare a fare quattro conti con un foglio di excel.
Ma non ti dicono che per entrare in un mercato più ampio ci vogliono soldi e conoscenze.

Allora direi molto semplicemente  di non fidarsi dei predicatori ma solo del proprio istinto. Bisogna avere il coraggio di lavorare a testa china, senza ambizioni di ricchezze folli ma mettendo un piede davanti all’altro nell’ambito di tutto quello che è possibile fare giorno per giorno. Il vero premio è la resistenza.